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La coltura dei cereali |
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La causa dell'estrema povertà dei terreni
agrari, della presenza di cespugli e di pietraie e soprattutto della
pendenza eccettuata dalle aree in grado di essere coltivate, l'attività
agricola ha sempre comportato enormi sacrifici, immensa fatica e scarso
reddito. Lo sfortunato contadino esterzilese doveva innanzitutto
disboscare il campo, tagliare con la roncola, "sa càvana",
i cespugli, gli arbusti e gli sterpi infestanti, "narbonai";
quindi doveva lasciar seccare tutta la vegetazione, isolare il terreno
debbiato con una striscia periferica ben ripulita per costituire una
fascia antincendio, "aduài"; poi, di norma dopo il 15
settembre, incendiare i rami secchi, "abbruxài"; poi
ancora ripulire il campo da erbacce e da pietre sparse, "illimpiài":
ed infine dissodare la terra cruda e dura "manixài",
e,se c'erano possibilità, fertilizzarla con concime stallatico, "arretṛcciri";
e finalmente, previo un altro sommario spietramento, ararla dopo la
semina, cioè "prénniri" sa terra. |
| Dopo circa 40 giorni si riprendeva il lavoro con
la zappa, "marrài su lori", si liberava il seminato
dalla ferula "sfeurrài", e dai polloni che spuntavano
dai cespugli recisi e bruciati a settembre, "spillonài"
e finalmente si poteva attendere con fiducia l'arrivo dell'estate per
falciare il frumento, "messài" raccogliere le biade,
"seidài" trebbiare, "treulài"; e
trasportare a casa il raccolto "incungiài". |
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Il campo arato era detto "sa tula"
che partiva dal punto alto, "sa crista" e, attraverso
linee di solchi paralleli, "surcus", arrivava a "peis",
alla parte inferiore della coltura. Per regolare l'afflusso dell'acqua
piovana, si scavava con l'aratro "una cora" una specie di
canale e si badava a rompere le zolle, "is leas",
livellando il prato. Il grano, "su lori" o "trigu",
e l'orzo "su lori" o "orxu", cresceva
regolare eppure era rado, "lascu"; oppure troppo fitto,
"fertu a sémini"; o malato "a fungu ṕssinu",
o in ritardo, "cru"; poi cresceva e diventava alto,
"a canna fatta"; pronto a spigare, "a giru
cabiddu", e infine, "scabbiddau", con la spiga
completa, "madùru" e "ingrańu", piena e ricca di
chicchi consistenti. |
| L'aia, una piccola area pianeggiante, "s'orx̣la",
si ripuliva degli sterpi ed era pronta per l'afflusso dei cereali "in
manigas e mannùgus", fasci di spighe e manelli, con una grande
pietra forata, "sa perd'e orx̣la", il contadino portava
nell'aia anche i tridenti di legno "trebùssus" e i ventilabri,
"bentulàus", la pala per spostare il grano, "sa palia de
orx̣la", il crivello, "su ciĺvru", "su frascu de s'aqua",
la brocchetta tipica a fondo piatto per l'acqua fresca, ed anche i sacchi
per il frumento, "is saccus de carrigiài" lunghi, cilindrici,
di orbace fitto, a due strisce colorate grigie e marroncine. |
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Con l'ultima operazione del trasporto "sa incùngia"
la grande fatica era terminata. |
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