Sito Istituzionale del Comune di Esterzili Provincia di Nuoro Sardegna (Italia)

Home ] Su ] come si arriva ] il territorio ] [ storia ] fra antonio maria ] popolazione ]mappa del sito ] manifestazioni ] Esterzili ] escursioni ] servizi commerciali ] Amministrazione ] Piano Urbanistico Comunale ] Piano particolareggiato centro storico ]

Vicende storiche di Esterzili

Sommario:

la tavola di bronzo di Cort'e Lucetta
periodo romano
periodo pisano
periodo spagnolo
dal secolo XIV al secolo XVI
Secolo XVII
Secolo XVIII
Secolo XIX
Secolo XX
La vita, le istituzioni e le vicende minori di Esterzili
Personaggi celebri: la figura e l'opera di Fra Antonio Maria da Esterzili
la tavola di bronzo di Cort'e Lucetta
Il contenuto della tavola di bronzo rinvenuta a Cort'e Lucetta fa frequenti riferimenti alle due bellicose tribù nemiche che ripetutamente si erano scontrate nell'area compresa dentro l'attuale territorio di Esterzili: i feroci Galillenses ed i più rassegnati Putulcenses Campani. Probabilmente entrambi questi popoli abitavano addirittura sull'orlo fertile e rico di sorgenti del tavolato di Orboreddu, nella contrada detta ancora oggi Cea Idda, ossia Piana della Villa. Lo storico Giovanni Spano, che recuperò e conservò la preziosa tavola di bronzo, è di questo parere, mentre è convinto che i Galillenses fossero padroni della regione montuosa della Barbagia, dove era più agevole la difesa contro la repressione dei legionari romani.

Secondo Bacchisio Raimondo Motzo, che ha studiato la leggenda della vita e dell'ufficio di San Giorgio di Suelli, vescovo di Barbagia, il villagio di Gallilium, che rappresenta la continuazione dei Galillenses, sarebbe stato situato nella media valle del Flumendosa, tra la Barbagia meridionale, il Gerrei e l'Ogliastra, cioè in territorio di Esterzili, dove fu rinvenuto l'importante documento epigrafico. Altri studiosi (fra cui Marcella Bonello Lai) avanzano l'ipotesi che i Galilenses erano stanziati nel Gerrei e chei Patulcenses avevano la loro sede ad Est di Esterzili, dove sono riscontrabili alcune tracce della romanizzazione di questo territorio.

Ma appare più logico pensare che le due tribù nemiche fossero confinanti e quindi nella stessa area dove era conservata la tavola di bronzo del proconsole L.E. Agrippa che aveva intimato ai trasgressori dell'ordine di Roma di rispettare i confini stabiliti, confini più volte violati, anche nei periodi storici successivi, da abigeatari e razziatori o da pastori in cerca di pascolo da sfruttare togliendolo ad altri. 

Periodo Romano

Se ci riportiamo alle vicende isolane dell'epoca dell'impero romano, constatiamo che i Bizantini occuparono solo la fascia costiera della Sardegna senza riuscire a penetrare a fondo nella regione delle Barbagie, dove peraltro erano giunti i Vandali. Nell'anno 594 il duca bizantino Zabarda fece la pace col capo dei Barbaricini Ospitone e consentì al Pontefice Gregorio Magno di inviare nella zona i primi missionari per convertire al Cristianesimo quelle indomite tribù che "vivevano come insensati animali, ignoravano il vero Dio e adoravano legni e pietre", come scrisse nel suo messaggio lo stesso Papa. 

Sicuramente le parole di Gregorio forniscono la conferma che sopravvivevano ancora nel VI secolo della nostra Era gli antichi culti della società nuragica insieme alle altre tradizioni barbariche senza modificazioni sostanziali.

Il Cristianesimo tuttavia procedeva nella sua opera di evangelizzazione travolgendo i resti della cultura preistorica e arrivando a intitolare i Santi della Chiesa gran parte dei monumenti megalitici, con abili espedienti strumentali. Così ad Esterzili i recinti fortificati, il villaggio nuragico, il pozzo sacro ed i nuraghi di Monti 'e Nuxi furono dedicati a Santa Vittoria; anzi nel medioevo si innalzò una chiesetta in onore di questa Santa proprio dentro il recinto megalitico in cima alla montagna. Anche il nuraghe, i resti del villaggio preistorico e la tomba del gigante sulle pendici occidentali di Taccu furono dedicati a San Sabastiano alla cui chiesa fu edificata entro l'area cimiteriale, tant'è che ancora oggi è chiamata Su Cimitòriu. 

Periodo Pisano
Intorno al 1000, Esterzili fu compreso nel Giudicato di Cagliari e incluso nella curatorìa della Barbagia di Seulo insieme a Sàdali, Seùi, Seùlo, Sichi e Ussàssai; ma, già all'inizio del 300, era sotto il dominio dei Pisani con l'intera Curatorìa che comprendeva i villaggi di Seùlo, Sàdali, Seùi, Gertalày, Turbigentillis (oggi località detta Trobigittèi), Lessèi e Guidalàsso. In ogni "villa" o "bidda" i dominatori compilavano rigorosi elenchi di contribuenti, assoggettandoli al pagamento della "datione" o imposta sul reddito, in due rate, a gennaio ed ad agosto, e "a su donamentu", da cui non scampava nessuno. I proprietari dei bovini e degli ovini pagavano altri contributi variabili nelle diverse località per ciascun "segno" del bestiame, mentre un'altra imposta pagavano i proprietari del bestiame da lavoro sia in denaro sia in quantità di cereali, i viticoltori col quarto del vino prodotto, i porcari col decimo del capitale, e infine tutta la popolazione con una tassa comune detta "silva", che era una specie di tassa per le spese di caccia delle autorità feudali che imponevano altri balzelli sulla coltivazione delle terre demaniali e onerosi dazi sugli animali, il legname il miele, il sale ed il cuoio.
Periodo spagnolo
Nel 1350, circa vent'anni dopo la conquista aragonese , Esterzili divenne feudo di Giovanni Carroz, e dal 1478 sotto il Governo Spagnolo,  fu incluso nel Regno di Sardegna e assegnato alla Contea di Quirra, sotto il Feudatario Don Berengario Carroz, il vincitore di Leonardo Alagon nella infausta battaglia di Macomer. 

In questi primi periodi di malgoverno iberico, molti sardi delle zone costiere cercarono rifugio in Barbagia per sfuggire alla repressione dei conquistatori, ma sia gli Aragonesi, sia gli Spagnoli, unificati li perseguitarono organizzando terribili spedizioni contro i villaggi indifesi e deportarono numerosi prigionieri, venduti poi come schiavi nei mercati di Alghero, Maiorca, Minorca e della Spagna.

Fu questo un periodo di frequenti pestilenze si cui si ricordano con orrore gli anni 1324, 1348, 1376, 1388, 1404 e 1477, per la gravità delle epidemie che portarono alla morte parte della popolazione già falcidata dalla malaria, dalla carestia e dall'acuirsi del brigantaggio.

Causa della depressione economica di questo periodo fu anche l'eccessivo fiscalismo del governo centrale dei feudatari famelici e dei loro "podatari" o rappresentanti fiduciari che taglieggiavano le povere comunità. Ad esempio, in Barbagia i produttori di vino dovevano versare 10 soldi per ogni "cuba" di 800 litri circa, mentre i pastori erano costretti a pagare il "beghino" o " sbarbagio", una quota parte del bestiame di un gregge di almeno 10 capi e una quantità di formaggio, una forma per ogni "chintàri", ossia il 10% della produzione. C'erano inoltre altre contribuzioni dovute dagli ortolani, dai vassalli, da tutti gli abitanti in determinate circostanze in determinate circostanze, a Natale, a Pasqua e persino a Carnevale, "uno presenti po pasca 'e Nadàli, po Carrasegàri e po Pasca 'e resurrèxit", senza  contare altre vessazioni d'opera quali l'ospitalità, l'alloggio e il trasporto dei baroni. 

I paesi di Villanovatulo, Esterzili, Sàdali, Seùlo e Ussàssai erano feudi della famiglia Carroz, ma fino alla sconfitta  degli Arborea, per la resistenza della popolazione e per le difficoltà del terreno, nessun feudatario osò presentarsi personalmente e neppure invitare i suoi rappresentanti. E tuttavia a danno delle misere comunità, si applicavano anche altre forme di imposizioni, quali, ad esempio l'acquisto quasi obbligatorio della famosa bolla delle crociate che era in realtà un esemplare di una bolla pontificia che veniva venduta nelle chiese e che avrebbe concesso indulgenze ed altri favori agli ingenui e sprovveduti abitanti dei paesi, pressati dalle insistenze del clero.

Nell'anno 1485 la curatoria della Barbagia di Seulo fu accorpata insieme alla curatoria di Siùrgus ed assegnata alla Feudataria "dona" Bianda Carroz. Nel 1603 però questi feudi insieme a tutta la Barbagia di Ollolài, furono aggregati al marchesato di Mandas sotto il Feudatario spagnolo Don Pedro Maca e nell'anno 1478 Esterzili contava soltanto 84 fuochi, ossia famiglie, ridotte a solo 80 nel 1688 con appena 224 abitanti che, 10 anni dopo, nel 1698 erano 328. Nella relazione dell'Intendente  De Viry dell'anno 1746 Esterzili figura con 449 abitanti ed una sola famiglia di modesta nobiltà i Locci. In un documento del 1802 sono elencati i banditi di tutta l'isola, ma non figurano figurano fuorilegge Esterzilesi. Invece in un elenco del 1828 tra i 74 latitanti delle Barbagie ce n'è uno di Esterzili. In questo periodo fu istituito il servizio da Cagliari a Sassari  attraverso l'area della Barbagia, toccando i centri principali ai quali i corrieri dei villaggi facevano affluire la corrispondenza con sincronia di orario col passaggio dei corrieri. Le spese erano a carico delle popolazioni e l'incontrada della Barbagia di Seùlo era tenuta al pagamento di 99 lire sarde.

Dal secolo XIV al XVI
Il villaggio di Gallilium era ancora abitato ai tempi del Vescovo Giorgio e viene ricordato come teatro dei miracoli del santo presule della diocesi barbariense, ma non si sa quando sia stato abbandonato nè per quale motivo sia scomparsa la memoria di quella popolazione. In base ad una notizia fornita dal canonico Flavio Cocco, pare che anche nei secoli XIV e XVI gli abitanti del territorio dove è stata rinvenuta la tavola di bronzo avessero conservato lo stesso carattere di violenti invasori dei terreni confinanti. Infatti nell'anno 1358 il villaggio di Lessèi, oggi località nell'agro di Ulàssai, pagava i diritti feudali ai baroni della Barbagia di Seulo, i quali al di là del Flumineddu. Inoltre, come si legge nel "Libro de todas las gracias" nel maggio del 1580 i Sindaci dell'Ogliastra, riuniti in Parlamento a Tortolì, chiesero l'intervento del Conte di Quirra per riavere i salti di Pauli usurpati alla comunità di Ulàssai dai pastori di Esterzili in azioni violente. Questi episodi si ripeterono sino alla fine del secolo scorso, provocando scontri, liti furiose, contese e vittime.
Secolo XVII

Lo storico Francesco Loddo - Canepa, esaminando la relazione della visita del vicerè ai diversi centri isolani alla fine del Seicento, ci ha fornito interessanti dati sulla miserevole situazione dei nostri villaggi, sulle loro condizioni demografiche ed economiche e sulle tristi vicende delle povere comunità. Il vicerè Vittorio Ludovico d'Hallot des Haies e di Dorzano, che governò la Sardegna dal 1767 al 1771, cominciò la sua ispezione partendo il 3 marzo 1770 da Cagliari e dirigendosi subito verso la Barbagia  di Seulo, dove raccolse poche lamentele sull'andamento dell'ordine pubblico. I sindaci dei paesi erano scelti dal reggitore del feudo in una terna di uomini probi eletti direttamente alla comunità, tutti senza stipendio, ad eccezione di quello di Seui che esigeva tre soldi da ogni abitante che pagava i tributi. Gli altri avevano solo il rimborso spese alla fine del loro mandato.

Tra gli abitanti di Seui e quella di Esterzili era in corso da anni una lite su una porzione di territorio. I seuesi pretendevano il possesso di Genn'è Mincinas, Erriu 'e sa Mela e Perda Toccori, ma gli Esterzilesi si opponevano alla concessione e da circa un secolo portavano avanti la lite con spese gravose e con quotidiane risse e zuffe nelle campagne con frequenti violenze e omicidi. Mentre il vicerè sostava a Seui, sopraggiunsero il Sindaco, il Censore e alcuni cavalieri di Esterzili, che chiesero al dignitario piemontese che "con una composizione si ponesse fine a tanto male". Raggiunto un accordo fra le parti, il vicerè stese un progetto di pacificazione con un compromesso e assegnò a Seui circa 850 ettari nel salto periferico di Esterzili, ai confini con Escalaplano, Perdasdefogu e Rio Flumineddu, una superficie forestale e pascolativa di buona qualità. Ma la comunità di Esterzili non si rassegnò e continuò la lotta. Per fortuna riuscì ad avere giustizia vincendo un'altra lite con la comunità di Sadali per il possesso del salto di Taccu Luxèdu, che le venne assegnato con la sentenza del 12 aprile 1779, passata in giudicato con successivi atti giudiziari del 1788, 1817 1 1843. 

Secolo XVIII

Verso la fine del Settecento gli Esterzilesi riuscirono a spuntarla anche contro il notaio Pietro Antonio Piras-Sulis, che era appaltatore dei balzelli feudali, cioè Arrendador de los derechos baronales, e che pretendeva l'aumento dei diritti pagati dai proprietari dei maiali che s'introducevano ogni autunno nelle foreste ghiandifere per l'ingrasso.

In base alle antiche consuetudini si pagava un porco ogni venti, ma non si doveva pagare nulla se i maiali immessi nei boschi di leccio erano in numero inferiore a dieci capi. S'Arrendadori  pretendeva anche la decima degli alveari ed altre assurde angherie da lui introdotte. Gli Esterzilesi guidati dai nobili locali Don Salvatore Locci e Don Antonio Dedoni, difesero i vecchi diritti popolari e ottennero l'accoglimento del ricorso nell'ottobre del 1872.

Secolo XIX
Con un editto del 2 febbraio 1821 fu abolita la tortura, che era considerata prova determinante nelle inchieste giudiziarie; nel giugno del 1837 furono aggiornati i corrispettivi dei diritti dovuti ai feudatari e si stabilì che ai cinque villaggi della Barbagia di Seùlo spettava un pagamento annuo di 2726 lire sarde; con il precedente editto reale del 1807 Esterzili fu inclusa nella Prefettura di Mandas, con analogo provvedimento del 1821. L'isola fu distinta in 10 province e 52 mandamenti: Esterzili divenne provincia di Isili e distretto di Sàdali; con decreto del 1824 Esterzili fu confermato nella provincia di Isili contando appena 697 abitanti; infine nel 1839 avvenne il riscatto del feudo dei Marchesi  Tellez Giron che risiedevano in Spagna e le popolazioni pagarono un'ingente somma del riscatto per potersi amministrare come liberi comuni del Regno di Sardegna. Nel 1848 Esterzili cessò di essere provincia di Isili quando contava appena 681 abitanti, e fu incluso nella provincia di Cagliari, circondario di Lanusei, insieme ad altri 47 comuni con circa 60.000 abitanti dei quali circa il 70% erano analfabeti.
Secolo XX
Nel 1927 Esterzili fu assegnato alla Provincia di Nuoro di nuova istituzione. 

Le opere pubbliche che hanno mutato il volto di Esterzili sono state realizzate tutte nel XX secolo:

1927  - ricostruzione della strada comunale per lo scalo ferroviario.

1928 - Costruzione del primo acquedotto dalla sorgente di Bruncu 'e Su Lui.

1929 - Costruzione del cimitero in località Cannedu

1951 - Collegamento telefonico

1954 -  Collegamento con la linea elettrica e impianto di illuminazione

1959 - Apertura della strada di penetrazione agraria verso Genn'e Larza. Realizzazione dell'acquedotto dalla sorgente di Funtan'e  Urcei.

1960 - Apertura della strada provinciale Esterzili - Escalaplano.

1961 - Costruzione dell'edificio scolastico per le elementari.

1962 - Sistemazione della strada provinciale di Perd'e Mengiànus.

1966 - Restauro della Chiesa di San Michele.

1967 - Costruzione dell'ambulatorio.

1968 - Costruzione della nuova chiesa parrocchiale di Sant'Ignazio.

1969 - Rimboschimento sul Monte Santa Vittoria.

1970 - Sistemazione delle strade interne e impianto di illuminazione pubblica.

1971 - Realizzazione del campo sportivo a Taccu. 

1972 - Costruzione dell'acquedotto consorziale delle sorgenti di Bau Procus.

1972 - Realizzazione della rete idrica e delle fognature con depuratore.

1972 - Costruzione delle case popolari.

1973 - Costruzione del canale di guardia.

1979 - Apertura della strada vicinale Barradài- Su 'Ertèssu - agro di Seui.

1980 - Costruzione della scuola media a Sant'Antonio.

1981 - Apertura stradale vicinali a Suttamonti.

1983 - Costruzione del palazzo municipale.

1984 - Apertura strada di penetrazione agraria da Orborèdu a Santa Vittoria.

1985 - Costruzione della colonia montania di Monti e Nuxi e sistemazione della strada di accesso.

 

 
La vita, le istituzioni e le vicende minori di Esterzili.
Col riordino e con l'accorpamento degli archivi parrocchiali nel grande archivio del nuovo seminario archivescovile di Cagliari dove sono confluiti i carteggi di diverse diocesi sarde, è possibile ricavare interessanti notizie riguardanti la vita, le istituzioni e le vicende minori di Esterzili.

Così si riesce a sapere che i maiòri di giustizia venivano nominati ogni anno per la ricorrenza della festa di San Michele, al termine, o meglio all'inizio, dell'annata agraria; che sono stati investiti di questa carica nel 1625 Gregorio e Pietro Moi; nel 1654 Antioco Tului e Antioco Melis; nel 1617 Domenico Moi; nel 1.629 Antioco Sulis, mentre si accenna a qualche vice maiore e ad alcuni giurati del luogo e si apprende che nel 600 non c'era la carica onoraria di Sindaco.  Figurano negli atti parrocchiali alcuni ufficiali dell'incontrada , ai quali Giovanni Olianas, Giomaria Locci, che rivestivano la carica di capitano di giustizia o di Armentario, e Antonio Vargiu, familiare del San'Uffizio. Sulla scorta di dati raccolti dal Canonico Flavio Cocco, si apprende si apprende che negli ultimi quattro secoli i natali a 32 sacerdoti diocesani; 19 notai e 7 scrivani. I religiosi sono stati: Andrea Lai, Nicola Ligas, Matteo Delussu, Nicola Mulas, Sebastiano Lai, Diego Serra, Sebastiano Dessì, Nicola Puddu, Giovanni Pietro Lobina, Antioco Lobina, Salvatore Lobina-Sulis, Giuseppe Marceddu, Antioco Locci, Giovanni Giorgio Lobina, Francesco Antonio Lobina, Bardilio Lobina, Giovanni Battista Oliansas, Antonio Mulas, Simone Muccelli, Giovanni Battista Lai, Efisio Olianas, Angelo Marceddu, Efisio Usai, Gerolamo Usai, Francesco Moi, Giomaria Locci, Vincenzo Lobina, Antonio Lobina, Antonio Olianas, Efisio Moi e Pietro Marcello.

I notai sono stati:

Stefano Ligas, Gioachino Marceddu, Stefano Marceddu, Antonio Lobina, Antioco Marceddu, Nicola Olianas, Pietro Lobina, Antonio Marceddu, Bachisio Moi, Pietro Marceddu, Antioco Serra, Agostino Angelo Lobina, Giuseppe Locci, Giovanni Battista Usai, Gioacchino Marceddu, Antonio Olianas, Raimondo Depau, Antonio Deplano e Raimondo Locci.

Gli scrivani sono stati:

Agostino Lussu, Antioco Barrui, Diego Sulis, Diego Melis, Sebastiano Moi, Pietro Marceddu, Giovanni Loi, Diego Vacca e Valentino Serra.

A Esterzili era presente anche anche una modesta nobiltà di piccoli proprietari locali che furono nominati cavalieri e Don dagli spagnoli nei primi anni del 700. Si ricordano Pietro e Salvatore Locci-Marceddu (chiamati alla spagnola Marcello), Zii paterni del Giureconsulto sadalese Salvatore Locci-Ghiani; Antonio Dedoni originario di Nurri; Gaspare Marras, venuto da Olzai, Pietro Gessa notaio venuto da Escalaplano, Luigi Tola venuto da Seui, Vincenzo Melis venuto da Isili; Giuseppe Antonio Melis venuto da Perdasdefogu; Francesco Madau venuto da Villanovatulo e Don Salvatore Capèce, fratello del Vescovo di Tempio Mons. Diego Capece venuto dalla Gallura per sposare Donna Peppa Muntoni. Inoltre molte donne estezilesi si maritarono con esponenti della borghesia paesana di altri centri isolani, come una Lobina che andò sposa al Notaio Bernardo Mameli di Lanusei nel 1809, una Marceddu (o Marcello) che divenne moglie di Sebastiano Marcello di Villanova Monteleone; Girolama Locci che si sposò nel 1812 con Don Cosimo Tolu di Mamoiada; ed altre giovani donne di famiglie distinte esterzilesi che ebbero come mariti Antonio Contu di Villanovatulo; Stanislao Matta di Gergei; Domenico Valle di Tempio; Giuseppe Cardia di Tortolì; Sebastiano Tolu di Mamoiada; Francesco Locci di Tortolì; Francesco Ignazio Deplano di Gergei e Pietro Giua di San Sperate.

Ai primi dell'800 operava a Gairo un "Flebotomo" di Esterzili (un modesto medico-chirurgo della povera gente) che si chiamava Giovanni Cucca. Pare che a Gairo abbia esercitato la sua attività di argentiere un certo Salvatore Locci di Esterzili, sposato con la figlia di un argentiere di Escalaplano stabilitosi in Ogliastra. Molte delle persone citate furono vittime della povertà e della decadenza delle condizioni di vantaggio, tantè che Don Giulio Tolu, figlio del nobile Don Cosimo, oriundo di Mamoiada, si ridusse alla vita di servo pastore e fu implicato in una rapina a Sadali ai danni di Gerolamo Pilìa, rimanendo poi egli stesso vittima insieme al cugino Don Salvatore Tolu del più grave errore giudiziario verificatosi in Sardegna dopo la famosa bardana del 1840.

Home ] Su ] come si arriva ] il territorio ] [ storia ] fra antonio maria ] popolazione ]
 

Ottimizzato per essere visualizzato con Internet Explorer 5.5, risoluzione dello schemo 800 x 600, 65.000 colori. 

Ultimo aggiornamento sabato 06 gennaio 2007 - note legali e termini di utilizzo

Fotografie, progettazione e realizzazione  Giardino Web www.giardinoweb.it

Alcuni testi sono tratti dal libro di Fernando Pilia "Esterzili un paese e la sua memoria" -  Copyright Comune di Esterzili 2003 - 2007.

  E' vietata la riproduzione dei testi e delle immagini senza l'autorizzazione del Comune di Esterzili.