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Vicende storiche di Esterzili |
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Sommario: |
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| Il contenuto della tavola di bronzo
rinvenuta a Cort'e Lucetta fa frequenti riferimenti alle due bellicose
tribù nemiche che ripetutamente si erano scontrate nell'area compresa
dentro l'attuale territorio di Esterzili: i feroci Galillenses ed i più
rassegnati Putulcenses Campani. Probabilmente entrambi questi popoli
abitavano addirittura sull'orlo fertile e rico di sorgenti del tavolato di
Orboreddu, nella contrada detta ancora oggi Cea Idda, ossia Piana
della Villa. Lo storico Giovanni Spano, che recuperò e conservò la
preziosa tavola di bronzo, è di questo
parere, mentre è convinto che i Galillenses fossero padroni della regione
montuosa della Barbagia, dove era più agevole la difesa contro la
repressione dei legionari romani.
Secondo Bacchisio Raimondo Motzo, che ha studiato la leggenda della
vita e dell'ufficio di San Giorgio di Suelli, vescovo di Barbagia, il
villagio di Gallilium, che rappresenta la continuazione dei Galillenses,
sarebbe stato situato nella media valle del Flumendosa, tra la Barbagia
meridionale, il Gerrei e l'Ogliastra, cioè in territorio di Esterzili,
dove fu rinvenuto l'importante documento epigrafico. Altri studiosi (fra
cui Marcella Bonello Lai) avanzano l'ipotesi che i Galilenses erano
stanziati nel Gerrei e chei Patulcenses avevano la loro sede ad Est di
Esterzili, dove sono riscontrabili alcune tracce della romanizzazione di
questo territorio.
Ma appare più logico pensare che le due tribù nemiche fossero
confinanti e quindi nella stessa area dove era conservata la tavola
di bronzo del proconsole L.E. Agrippa che aveva intimato ai
trasgressori dell'ordine di Roma di rispettare i confini stabiliti,
confini più volte violati, anche nei periodi storici successivi, da
abigeatari e razziatori o da pastori in cerca di pascolo da sfruttare
togliendolo ad altri.
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| Periodo
Romano |
Se ci riportiamo alle vicende isolane dell'epoca
dell'impero romano, constatiamo che i Bizantini occuparono solo la fascia
costiera della Sardegna senza riuscire a penetrare a fondo nella regione
delle Barbagie, dove peraltro erano giunti i Vandali. Nell'anno 594 il
duca bizantino Zabarda fece la pace col capo dei Barbaricini Ospitone e
consentì al Pontefice Gregorio Magno di inviare nella zona i primi
missionari per convertire al Cristianesimo quelle indomite tribù che
"vivevano come insensati animali, ignoravano il vero Dio e adoravano
legni e pietre", come scrisse nel suo messaggio lo stesso Papa. Sicuramente
le parole di Gregorio forniscono la conferma che sopravvivevano ancora nel
VI secolo della nostra Era gli antichi culti della società nuragica
insieme alle altre tradizioni barbariche senza modificazioni sostanziali. Il
Cristianesimo tuttavia procedeva nella sua opera di evangelizzazione
travolgendo i resti della cultura preistorica e arrivando a intitolare i
Santi della Chiesa gran parte dei monumenti megalitici, con abili
espedienti strumentali. Così ad Esterzili i recinti fortificati, il
villaggio nuragico, il pozzo sacro ed i nuraghi di Monti 'e Nuxi
furono dedicati a Santa Vittoria; anzi nel medioevo si innalzò una
chiesetta in onore di questa Santa proprio dentro il recinto megalitico in
cima alla montagna. Anche il nuraghe, i resti del villaggio preistorico e
la tomba del gigante sulle pendici occidentali di Taccu furono
dedicati a San Sabastiano alla cui chiesa fu edificata entro l'area
cimiteriale, tant'è che ancora oggi è chiamata Su Cimitòriu. |
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| Periodo
Pisano |
| Intorno al 1000, Esterzili fu compreso nel Giudicato di
Cagliari e incluso nella curatorìa della Barbagia di Seulo insieme a
Sàdali, Seùi, Seùlo, Sichi e Ussàssai; ma, già all'inizio del 300,
era sotto il dominio dei Pisani con l'intera Curatorìa che comprendeva i
villaggi di Seùlo, Sàdali, Seùi, Gertalày, Turbigentillis (oggi
località detta Trobigittèi), Lessèi e Guidalàsso. In ogni
"villa" o "bidda" i dominatori compilavano rigorosi
elenchi di contribuenti, assoggettandoli al pagamento della "datione"
o imposta sul reddito, in due rate, a gennaio ed ad agosto, e "a
su donamentu", da cui non scampava nessuno. I proprietari dei
bovini e degli ovini pagavano altri contributi variabili nelle diverse
località per ciascun "segno" del bestiame, mentre un'altra
imposta pagavano i proprietari del bestiame da lavoro sia in denaro sia in
quantità di cereali, i viticoltori col quarto del vino prodotto, i
porcari col decimo del capitale, e infine tutta la popolazione con una
tassa comune detta "silva", che era una specie di tassa
per le spese di caccia delle autorità feudali che imponevano altri
balzelli sulla coltivazione delle terre demaniali e onerosi dazi sugli
animali, il legname il miele, il sale ed il cuoio. |
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| Periodo
spagnolo |
| Nel 1350, circa vent'anni dopo la conquista aragonese ,
Esterzili divenne feudo di Giovanni Carroz, e dal 1478 sotto il Governo
Spagnolo, fu incluso nel Regno di Sardegna e assegnato alla Contea
di Quirra, sotto il Feudatario Don Berengario Carroz, il vincitore di
Leonardo Alagon nella infausta battaglia di Macomer.
In questi primi periodi di malgoverno iberico, molti sardi delle zone
costiere cercarono rifugio in Barbagia per sfuggire alla repressione dei
conquistatori, ma sia gli Aragonesi, sia gli Spagnoli, unificati li
perseguitarono organizzando terribili spedizioni contro i villaggi
indifesi e deportarono numerosi prigionieri, venduti poi come schiavi nei
mercati di Alghero, Maiorca, Minorca e della Spagna.
Fu questo un periodo di frequenti pestilenze si cui si ricordano con
orrore gli anni 1324, 1348, 1376, 1388, 1404 e 1477, per la gravità delle
epidemie che portarono alla morte parte della popolazione già falcidata
dalla malaria, dalla carestia e dall'acuirsi del brigantaggio.
Causa della depressione economica di questo periodo fu anche
l'eccessivo fiscalismo del governo centrale dei feudatari famelici e dei
loro "podatari" o rappresentanti fiduciari che taglieggiavano le
povere comunità. Ad esempio, in Barbagia i produttori di vino dovevano
versare 10 soldi per ogni "cuba" di 800 litri circa,
mentre i pastori erano costretti a pagare il "beghino" o
" sbarbagio", una quota parte del bestiame di un gregge
di almeno 10 capi e una quantità di formaggio, una forma per ogni "chintàri",
ossia il 10% della produzione. C'erano inoltre altre contribuzioni
dovute dagli ortolani, dai vassalli, da tutti gli abitanti in determinate
circostanze in determinate circostanze, a Natale, a Pasqua e persino a
Carnevale, "uno presenti po pasca 'e Nadàli, po Carrasegàri e po
Pasca 'e resurrèxit", senza contare altre vessazioni
d'opera quali l'ospitalità, l'alloggio e il trasporto dei baroni.
I paesi di Villanovatulo, Esterzili, Sàdali, Seùlo e Ussàssai erano
feudi della famiglia Carroz, ma fino alla sconfitta degli Arborea,
per la resistenza della popolazione e per le difficoltà del terreno,
nessun feudatario osò presentarsi personalmente e neppure invitare i suoi
rappresentanti. E tuttavia a danno delle misere comunità, si applicavano
anche altre forme di imposizioni, quali, ad esempio l'acquisto quasi
obbligatorio della famosa bolla delle crociate che era in realtà un
esemplare di una bolla pontificia che veniva venduta nelle chiese e che
avrebbe concesso indulgenze ed altri favori agli ingenui e sprovveduti
abitanti dei paesi, pressati dalle insistenze del clero.
Nell'anno 1485 la curatoria della Barbagia di Seulo fu accorpata
insieme alla curatoria di Siùrgus ed assegnata alla Feudataria
"dona" Bianda Carroz. Nel 1603 però questi feudi insieme a
tutta la Barbagia di Ollolài, furono aggregati al marchesato di Mandas
sotto il Feudatario spagnolo Don Pedro Maca e nell'anno 1478 Esterzili
contava soltanto 84 fuochi, ossia famiglie, ridotte a solo 80 nel 1688 con
appena 224 abitanti che, 10 anni dopo, nel 1698 erano 328. Nella relazione
dell'Intendente De Viry dell'anno 1746 Esterzili figura con 449
abitanti ed una sola famiglia di modesta nobiltà i Locci. In un documento
del 1802 sono elencati i banditi di tutta l'isola, ma non figurano
figurano fuorilegge Esterzilesi. Invece in un elenco del 1828 tra i 74
latitanti delle Barbagie ce n'è uno di Esterzili. In questo periodo fu
istituito il servizio da Cagliari a Sassari attraverso l'area della
Barbagia, toccando i centri principali ai quali i corrieri dei villaggi
facevano affluire la corrispondenza con sincronia di orario col passaggio
dei corrieri. Le spese erano a carico delle popolazioni e l'incontrada
della Barbagia di Seùlo era tenuta al pagamento di 99 lire sarde. |
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| Dal
secolo XIV al XVI |
| Il villaggio di Gallilium era ancora abitato ai tempi del Vescovo
Giorgio e viene ricordato come teatro dei miracoli del santo presule della
diocesi barbariense, ma non si sa quando sia stato abbandonato nè per
quale motivo sia scomparsa la memoria di quella popolazione. In base ad
una notizia fornita dal canonico Flavio Cocco, pare che anche nei secoli
XIV e XVI gli abitanti del territorio dove è stata rinvenuta la tavola di
bronzo avessero conservato lo stesso carattere di violenti invasori dei
terreni confinanti. Infatti nell'anno 1358 il villaggio di Lessèi, oggi
località nell'agro di Ulàssai, pagava i diritti feudali ai baroni della
Barbagia di Seulo, i quali al di là del Flumineddu. Inoltre, come si
legge nel "Libro de todas las gracias" nel maggio del
1580 i Sindaci dell'Ogliastra, riuniti in Parlamento a Tortolì, chiesero
l'intervento del Conte di Quirra per riavere i salti di Pauli usurpati
alla comunità di Ulàssai dai pastori di Esterzili in azioni violente.
Questi episodi si ripeterono sino alla fine del secolo scorso, provocando
scontri, liti furiose, contese e vittime. |
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| Secolo
XVII |
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Lo storico Francesco Loddo - Canepa, esaminando la relazione della
visita del vicerè ai diversi centri isolani alla fine del Seicento, ci ha
fornito interessanti dati sulla miserevole situazione dei nostri villaggi,
sulle loro condizioni demografiche ed economiche e sulle tristi vicende
delle povere comunità. Il vicerè Vittorio Ludovico d'Hallot des Haies e
di Dorzano, che governò la Sardegna dal 1767 al 1771, cominciò la sua
ispezione partendo il 3 marzo 1770 da Cagliari e dirigendosi subito verso
la Barbagia di Seulo, dove raccolse poche lamentele sull'andamento
dell'ordine pubblico. I sindaci dei paesi erano scelti dal reggitore del
feudo in una terna di uomini probi eletti direttamente alla comunità,
tutti senza stipendio, ad eccezione di quello di Seui che esigeva tre
soldi da ogni abitante che pagava i tributi. Gli altri avevano solo il
rimborso spese alla fine del loro mandato.
Tra gli abitanti di Seui e quella di Esterzili era in corso da anni una
lite su una porzione di territorio. I seuesi pretendevano il possesso di Genn'è
Mincinas, Erriu 'e sa Mela e Perda Toccori, ma gli Esterzilesi
si opponevano alla concessione e da circa un secolo portavano avanti la
lite con spese gravose e con quotidiane risse e zuffe nelle campagne con
frequenti violenze e omicidi. Mentre il vicerè sostava a Seui,
sopraggiunsero il Sindaco, il Censore e alcuni cavalieri di Esterzili, che
chiesero al dignitario piemontese che "con una composizione si
ponesse fine a tanto male". Raggiunto un accordo fra le parti, il
vicerè stese un progetto di pacificazione con un compromesso e assegnò a
Seui circa 850 ettari nel salto periferico di Esterzili, ai confini con
Escalaplano, Perdasdefogu e Rio Flumineddu, una superficie forestale e
pascolativa di buona qualità. Ma la comunità di Esterzili non si
rassegnò e continuò la lotta. Per fortuna riuscì ad avere giustizia
vincendo un'altra lite con la comunità di Sadali per il possesso del
salto di Taccu Luxèdu, che le venne assegnato con la sentenza del 12
aprile 1779, passata in giudicato con successivi atti giudiziari del 1788,
1817 1 1843.
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| Secolo
XVIII |
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Verso la fine del Settecento gli Esterzilesi riuscirono a spuntarla
anche contro il notaio Pietro Antonio Piras-Sulis, che era appaltatore dei
balzelli feudali, cioè Arrendador de los derechos baronales, e che
pretendeva l'aumento dei diritti pagati dai proprietari dei maiali che
s'introducevano ogni autunno nelle foreste ghiandifere per l'ingrasso.
In base alle antiche consuetudini si pagava un porco ogni venti, ma non
si doveva pagare nulla se i maiali immessi nei boschi di leccio erano in
numero inferiore a dieci capi. S'Arrendadori pretendeva anche
la decima degli alveari ed altre assurde angherie da lui introdotte. Gli
Esterzilesi guidati dai nobili locali Don Salvatore Locci e Don
Antonio Dedoni, difesero i vecchi diritti popolari e ottennero
l'accoglimento del ricorso nell'ottobre del 1872. |
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| Secolo
XIX |
| Con un editto del 2 febbraio 1821 fu abolita la tortura,
che era considerata prova determinante nelle inchieste giudiziarie; nel
giugno del 1837 furono aggiornati i corrispettivi dei diritti dovuti ai
feudatari e si stabilì che ai cinque villaggi della Barbagia di Seùlo
spettava un pagamento annuo di 2726 lire sarde; con il precedente editto
reale del 1807 Esterzili fu inclusa nella Prefettura di Mandas, con
analogo provvedimento del 1821. L'isola fu distinta in 10 province e 52
mandamenti: Esterzili divenne provincia di Isili e distretto di Sàdali;
con decreto del 1824 Esterzili fu confermato nella provincia di Isili
contando appena 697 abitanti; infine nel 1839 avvenne il riscatto del
feudo dei Marchesi Tellez Giron che risiedevano in Spagna e le
popolazioni pagarono un'ingente somma del riscatto per potersi
amministrare come liberi comuni del Regno di Sardegna. Nel 1848 Esterzili
cessò di essere provincia di Isili quando contava appena 681 abitanti, e
fu incluso nella provincia di Cagliari, circondario di Lanusei, insieme ad
altri 47 comuni con circa 60.000 abitanti dei quali circa il 70% erano
analfabeti. |
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| Secolo
XX |
| Nel 1927 Esterzili fu assegnato alla Provincia di Nuoro di
nuova istituzione.
Le opere pubbliche che hanno mutato il volto di Esterzili sono state
realizzate tutte nel XX secolo:
1927 - ricostruzione della strada comunale per lo scalo
ferroviario.
1928 - Costruzione del primo acquedotto dalla sorgente di Bruncu
'e Su Lui.
1929 - Costruzione del cimitero in località Cannedu
1951 - Collegamento telefonico
1954 - Collegamento con la linea elettrica e impianto di
illuminazione
1959 - Apertura della strada di penetrazione agraria verso Genn'e
Larza. Realizzazione dell'acquedotto dalla sorgente di Funtan'e
Urcei.
1960 - Apertura della strada provinciale Esterzili - Escalaplano.
1961 - Costruzione dell'edificio scolastico per le elementari.
1962 - Sistemazione della strada provinciale di Perd'e
Mengiànus.
1966 - Restauro della Chiesa di San Michele.
1967 - Costruzione dell'ambulatorio.
1968 - Costruzione della nuova chiesa parrocchiale di
Sant'Ignazio.
1969 - Rimboschimento sul Monte Santa Vittoria.
1970 - Sistemazione delle strade interne e impianto di
illuminazione pubblica.
1971 - Realizzazione del campo sportivo a Taccu.
1972 - Costruzione dell'acquedotto consorziale delle sorgenti di
Bau Procus.
1972 - Realizzazione della rete idrica e delle fognature con
depuratore.
1972 - Costruzione delle case popolari.
1973 - Costruzione del canale di guardia.
1979 - Apertura della strada vicinale Barradài- Su 'Ertèssu
- agro di Seui.
1980 - Costruzione della scuola media a Sant'Antonio.
1981 - Apertura stradale vicinali a Suttamonti.
1983 - Costruzione del palazzo municipale.
1984 - Apertura strada di penetrazione agraria da Orborèdu a
Santa Vittoria.
1985 - Costruzione della colonia montania di Monti e Nuxi e
sistemazione della strada di accesso.
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| La
vita, le istituzioni e le vicende minori di Esterzili. |
| Col riordino e con l'accorpamento degli archivi
parrocchiali nel grande archivio del nuovo seminario archivescovile di
Cagliari dove sono confluiti i carteggi di diverse diocesi sarde, è
possibile ricavare interessanti notizie riguardanti la vita, le
istituzioni e le vicende minori di Esterzili.
Così si riesce a sapere che i maiòri di giustizia venivano
nominati ogni anno per la ricorrenza della festa di San Michele, al
termine, o meglio all'inizio, dell'annata agraria; che sono stati
investiti di questa carica nel 1625 Gregorio e Pietro Moi; nel 1654
Antioco Tului e Antioco Melis; nel 1617 Domenico Moi; nel 1.629 Antioco
Sulis, mentre si accenna a qualche vice maiore e ad alcuni giurati del
luogo e si apprende che nel 600 non c'era la carica onoraria di
Sindaco. Figurano negli atti parrocchiali alcuni ufficiali dell'incontrada
, ai quali Giovanni Olianas, Giomaria Locci, che rivestivano la carica
di capitano di giustizia o di Armentario, e Antonio Vargiu, familiare del
San'Uffizio. Sulla scorta di dati raccolti dal Canonico Flavio Cocco, si
apprende si apprende che negli ultimi quattro secoli i natali a 32
sacerdoti diocesani; 19 notai e 7 scrivani. I religiosi sono stati: Andrea
Lai, Nicola Ligas, Matteo Delussu, Nicola Mulas, Sebastiano Lai, Diego
Serra, Sebastiano Dessì, Nicola Puddu, Giovanni Pietro Lobina, Antioco
Lobina, Salvatore Lobina-Sulis, Giuseppe Marceddu, Antioco Locci, Giovanni
Giorgio Lobina, Francesco Antonio Lobina, Bardilio Lobina, Giovanni
Battista Oliansas, Antonio Mulas, Simone Muccelli, Giovanni Battista Lai,
Efisio Olianas, Angelo Marceddu, Efisio Usai, Gerolamo Usai, Francesco Moi,
Giomaria Locci, Vincenzo Lobina, Antonio Lobina, Antonio Olianas, Efisio
Moi e Pietro Marcello.
I notai sono stati:
Stefano Ligas, Gioachino Marceddu, Stefano Marceddu, Antonio Lobina,
Antioco Marceddu, Nicola Olianas, Pietro Lobina, Antonio Marceddu,
Bachisio Moi, Pietro Marceddu, Antioco Serra, Agostino Angelo Lobina,
Giuseppe Locci, Giovanni Battista Usai, Gioacchino Marceddu, Antonio
Olianas, Raimondo Depau, Antonio Deplano e Raimondo Locci.
Gli scrivani sono stati:
Agostino Lussu, Antioco Barrui, Diego Sulis, Diego Melis, Sebastiano
Moi, Pietro Marceddu, Giovanni Loi, Diego Vacca e Valentino Serra.
A Esterzili era presente anche anche una modesta
nobiltà di piccoli proprietari locali che furono nominati
cavalieri e Don dagli spagnoli nei primi anni del 700. Si ricordano Pietro
e Salvatore Locci-Marceddu (chiamati alla spagnola Marcello), Zii paterni
del Giureconsulto sadalese Salvatore Locci-Ghiani; Antonio Dedoni
originario di Nurri; Gaspare Marras, venuto da Olzai, Pietro Gessa notaio
venuto da Escalaplano, Luigi Tola venuto da Seui, Vincenzo Melis venuto da
Isili; Giuseppe Antonio Melis venuto da Perdasdefogu; Francesco Madau
venuto da Villanovatulo e Don Salvatore Capèce, fratello del Vescovo di
Tempio Mons. Diego Capece venuto dalla Gallura per sposare Donna Peppa
Muntoni. Inoltre molte donne estezilesi si maritarono con esponenti della
borghesia paesana di altri centri isolani, come una Lobina che andò sposa
al Notaio Bernardo Mameli di Lanusei nel 1809, una Marceddu (o Marcello)
che divenne moglie di Sebastiano Marcello di Villanova Monteleone;
Girolama Locci che si sposò nel 1812 con Don Cosimo Tolu di Mamoiada; ed
altre giovani donne di famiglie distinte esterzilesi che ebbero come
mariti Antonio Contu di Villanovatulo; Stanislao Matta di Gergei; Domenico
Valle di Tempio; Giuseppe Cardia di Tortolì; Sebastiano Tolu di Mamoiada;
Francesco Locci di Tortolì; Francesco Ignazio Deplano di Gergei e Pietro
Giua di San Sperate.
Ai primi dell'800 operava a Gairo un "Flebotomo" di
Esterzili (un modesto medico-chirurgo della povera gente) che si chiamava
Giovanni Cucca. Pare che a Gairo abbia esercitato la sua attività di
argentiere un certo Salvatore Locci di Esterzili, sposato con la figlia di
un argentiere di Escalaplano stabilitosi in Ogliastra. Molte delle persone
citate furono vittime della povertà e della decadenza delle condizioni di
vantaggio, tantè che Don Giulio Tolu, figlio del nobile Don Cosimo,
oriundo di Mamoiada, si ridusse alla vita di servo pastore e fu implicato
in una rapina a Sadali ai danni di Gerolamo Pilìa, rimanendo poi egli
stesso vittima insieme al cugino Don Salvatore Tolu del più grave errore
giudiziario verificatosi in Sardegna dopo la famosa bardana del 1840. |
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